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Fare Ricerca

2017. Temi metodi e sviluppi di un mestiere incerto - a cura di Paola Donatiello e Giuseppe Mazzarino

Fare ricerca significa molte cose. Vuol dire utilizzare strumenti metodologici, costruire “oggetti” da analizzare, raccogliere informazioni su un avvenimento, un fatto, un fenomeno o anche scrivere progetti, elaborare e rielaborare teorie. Fare ricerca vuol dire produrre conoscenza.
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Fare Ricerca

2018. Sul metodo: problematiche e fascinazioni di un oggetto di confine - a cura di Elisa Boggia e Dario Sciutto

Il presente contributo riprende alcuni punti del ciclo di articoli recentemente pubblicati su Fare Ricerca intorno al tema del metodo: la pluralità dei metodi e le loro relazioni; i metodi come figure di confine tra oggetti “naturali” e “culturali”; le condizioni della sopravvivenza extra-accademica dei metodi; la loro dimensione processuale.
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Dario Nardini
L'antropologia dello sport tra i banchi di scuola

Questo articolo nasce da un mio intervento nell’ambito del progetto Fare Ricerca per le Scuole, sviluppato grazie alla collaborazione tra l’Associazione Fare Ricerca e le comunità scolastiche, in questo caso il Liceo Veronica Gambara di Brescia. L’idea di partenza, semplice quanto virtuosa, è quella di offrire agli studenti una testimonianza diretta delle esperienze e delle criticità di chi la ricerca nelle scienze umane la fa concretamente, così da arricchire con agganci empirici i termini concettuali con cui si esprime la manualistica scolastica. Lo scopo è quello di far capire, concretamente, cosa fa e cosa può fare un ricercatore sul campo, e in che direzione si orientano i suoi sforzi [continua...]

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Nicola di Croce
“Sedotti da un’altra strada, deviano, si perdono, e producono”

Per un elogio anti-metodico dell’ascolto. Abbandonare i tracciati consueti, le linee di pensiero che normalmente seguo senza interrogarne la validità, rappresenta una sfida che sollecita le strategie di produzione di conoscenza, il mio stesso situarmi e partecipare dell’azione collettiva, dunque la possibilità di intervenire progettualmente in essa. L’ascolto ha buone probabilità di aiutarmi in tale percorso.
In questo articolo intreccerò una serie di riflessioni che partono dall’idea di creazione come divergenza per rilanciare il ruolo che l’ascolto critico dell’ambiente sonoro può svolgere nel reinquadrare il mio – il nostro –universo di senso.[continua...]

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Roberto Marchesini
Alle radici del rapporto uomo-animale.

Che cosa è la zooantropologia?
Il rapporto con i soggetti di altre specie fa parte della storia dell’uomo e, più in generale, può essere considerata il leitmotiv della vita sulla Terra. Non esistono barriere tra gli organismi viventi, l’universo biologico è prima di tutto relazione, espressa nei modi più svariati: dalla collaborazione alla competizione, dalla simbiosi alla pressione selettiva. Discutere sul rapporto dell’uomo con le altre specie significa pertanto affrontare un problema che riguarda molti aspetti: ecologici, etologici, semiotici, filosofici, epidemiologici, antropologici, tecnologici, sociali e via dicendo. A ben vedere non c’è testo che non ne faccia menzione ...[continua...]

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Giovanna Ori
In orbita tra gesto e parola

Alcune riflessioni su metodo, analisi del discorso di marca e scenari del mercato del food. La mia generazione non è riuscita a far fronte all’insidia della trasparenza: le notizie sono vere, i fatti concreti, i dati reali, l’evidenza incoronata da inconfutabile oggettivazione. Urge un appello per provvedere all’oscenità del quadro unico, laddove la scena, il piano della manifestazione, è fatta coincidere con un racconto che designa le figure del discorso come lampante realtà. Altro che società liquida! Attraverso un approccio dove è sempre centrale l’interrogazione sulle modalità di costruzione del senso, il metodo semiotico... [continua...]

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Emilio Fava
Dalla ricerca alla competenza a curare, a curarsi e a essere curati

Alcuni esempi di ricerca empirica in psicoterapia, e la loro applicazione concreta nel campo della cura della sofferenza mentale, questione cruciale per la costruzione di ciò che mi piace ancora definire “bene comune”. Lo scopo di questo articolo è quello di illustrare i passaggi (e le relative difficoltà di carattere epistemologico, concettuale e contestuale) attraverso i quali la ricerca empirica in psicoanalisi, e più in generale in psicoterapia, si può tradurre in applicazioni concrete nel campo della clinica e dell’organizzazione dei servizi di salute mentale. [continua...]

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Francesco Galofaro
Digital Humanities: un’opportunità per la semiotica

Lo sguardo semiotico sulla significazione è una risorsa per le scienze sociali e per le ricerche sull’intelligenza artificiale. Le Digital Humanities rappresentano un terreno promettente per collaborazioni tra Scienze Sociali, Umane, Informatica. Esse si configurano come un campo di applicazione delle tecniche informatiche note come Information Retrieval e Machine Learning. L’identità delle Digital Humanities è proteiforme quanto lo sono le applicazioni e i tipi di intervento che si possono immaginare: la digitalizzazione di un codice miniato e la sua pubblicazione nel web; l’invenzione di un sistema di tag “narrativi” che rendano accessibile a un motore di ricerca la struttura immanente di un racconto. [continua...]

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Paulo Fernando Lévano
Ricerca senza problemi

Wittgenstein, il metodo e la ricerca. Nella storia della filosofia contemporanea, Ludwig Wittgenstein è l’autore che oppone la maggiore resistenza a qualsiasi schematizzazione del proprio pensiero. Fra sintassi e semantica, fra grammatica e logica, fra dire ed esprimere, fra teoresi e pedagogia, la sua provocazione vive ancora, adombrata o rimossa: ci sono filosofi ma non ci sono problemi filosofici. Nato a Vienna nell’aprile 1889, morto a Cambridge poco dopo il sessantaduesimo compleanno, la parte più voluminosa della sua opera è costituita da ...
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Lorenzo Mantovani
Studiare i commons

Un antropologo nella pianura emiliana.

L’immagine romantica, ancora piuttosto diffusa nell’immaginario comune, dell’antropologo immerso nella ricerca in contesti lontani, esotici e isolati, non corrisponde più da tempo alla varietà di situazioni in cui vediamo all’opera gli antropologi di oggi. Eppure gran parte della “cassetta degli attrezzi” di questa disciplina – prima fra tutte la cosiddetta osservazione partecipante – si è formata proprio attraverso le ricerche condotte sugli Altri in luoghi remoti e periferici rispetto ai Paesi di provenienza dei ricercatori. L’allontanamento – in senso ampio, non solo geografico e linguistico – che comporta la ricerca sul campo ha anzi assunto il ruolo di un vero e proprio rito di iniziazione per l’antropologo che, staccatosi dal proprio contesto di appartenenza, cerca di immergersi in un mondo nuovo e sconosciuto.
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Salvatore Miele
Per una polifonia del limite 

Su alcune possibilità di costruzione sonora.

Il musicista elettronico spesso ricerca e costruisce con curiosità pluridisciplinare il suo raggio d’azione. Muovendosi tra scienza e arte, cinema, fotografia e architettura, cura aspetti formali di un’evoluzione altrimenti effimera. Ricercare in musica discute il limite di una routine consolidata di scrittura o di registrazione. Il limite di un metodo può essere il punto di partenza, così come può esserlo il limitare le possibilità date. Posso scegliere consapevolmente di limitare le mie possibilità di composizione a pochi elementi, usando, ad esempio, tecnologie obsolete della primissima ondata del digitale; oppure posso decidere di superare il limite imposto, sia esso estetico o metodologico, servendomi di metodi e tecniche poco ortodossi per arrivare al risultato. [continua...]

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Martina Belluto
A occhio scoperto. 

Note di antropologia visuale in Chiapas.

Di recente ho partecipato a una giornata inaugurale dedicata alla fotografia. Stavo cercando un posto dove sedermi, quando un signore mi si è avvicinato e mi ha chiesto incuriosito “Mi spieghi cos’è l’antropologia visuale, che con tutte queste specializzazioni non ci sto più capendo nulla?”. Guardo il mio interlocutore contenta, ma anche un po’ rassegnata mentre penso ancora una volta da dove partire. Comincio da cosa significa fare ricerca con o da cosa significa fare ricerca sull’immagine? Dal fare etnografia attraverso il mezzo fotografico o a partire dalla storia e dall’uso sociale della fotografia? Occuparsi di antropologia visuale significa, nel mio caso, avere la salda consapevolezza che questi due aspetti – la riflessione critica e l’applicabilità tecnica – facciano parte di uno stesso incipit, un punto di partenza che lega indissolubilmente due termini allo stesso vocabolario. [continua...]

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Beniamino Della Gala
Alla Ricerca della Rivolta: la macchina mitologica del Sessantotto

Lo studio della letteratura come navigazione incerta.

Stringo forte tra le mani il cappello afghano che mi ha regalato un vecchio amico. Davanti a un’aula magna piena di altri dottorandi della mia Università racconto di quando ­­­­­­– in treno o per strada – ogni volta che incrocio dei migranti afghani o pakistani questi mi fermano, chiedono la ragione di quel cappello posato sul mio capo e mi sorridono. Mi sorridono perché vedono su di me, così lontano da loro, qualcosa che a loro è così vicino. Concludo: «Ecco, fare ricerca per me significa questo: portarsi appresso ciò che più sentiamo come nostro, ma che ci permetta di entrare in contatto con le persone più diverse da noi». In quel momento, messo alla prova da un corso di public speaking... [continua...]

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Christian Colella

Il caso della Xylella Fastidiosa in Salento

Un’esperienza di “Lurking Etnografico” su Facebook tra dilemmi etici e necessità.

Può capitare di pensare che discipline quali antropologia o sociologia o semiotica poco abbiano a che fare con il mestiere “duro” degli scienziati, che poco possano contribuire all’attività “eroica” dello scienziato (diceva Popper), come individualità non influenzata dai contesti sociali, storici, nonché dalle pressioni della loro comunità di peers e dalle variabili delle loro culture di appartenenza, dalla politica, dal genere, etc. [continua...]

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Maria Giulia Giulianelli, Giulia Moscatelli, Arianna Quagliotto

InsidePorn – Dentro il porno.

Appunti per una ricerca etnosemiotica.

«Se un individuo parte per una spedizione deciso a provare certe ipotesi e non è capace di cambiare costantemente le sue opinioni e di rigettarle sotto l’evidenza schiacciante, è inutile dire che il suo lavoro sarà privo di valore. Più problemi egli porterà con sé sul terreno, più sarà disposto a plasmare le sue teorie in accordo con i fatti e considerare i fatti come sostegno della teoria, meglio sarà equipaggiato per il suo lavoro». Insideporn è un progetto di ricerca... [continua...]

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Edoardo Lucatti

Eccedere l'empirico

Quello a cui (non) pensiamo mentre facciamo osservazione sul campo.

Può una riflessione semiotica prettamente teorica rivelarsi di qualche utilità per chi, nell’ambito delle scienze umane e sociali, faccia a vario titolo osservazione sul campo? Risposta: “sì, può”. E questo perché la semiotica, disciplina a vocazione scientifica che studia com’è possibile che qualcosa significhi quel che significa, conduce l’osservazione sul campo a sbrogliare la matassa dei propri impliciti, primo dei quali è proprio il campo, condizione stessa di ciò che vi si può osservare e di cui, non a caso, tenterò di proporre un paio di definizioni. [continua...]

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Nicoletta Landi

Dal BDSM all’educazione alla sessualità per adolescenti

Fare ricerca sulle sessualità, oggi, in Italia.

Fare ricerca sulle parole, sui gesti, sui silenzi e sui sospiri che caratterizzano la sessualità è un percorso profondo, discontinuo, sorprendente. Occuparmi di sadomasochismo e di educazione sessuale è (stato) spesso entusiasmante, a volte avvilente; mi ha insegnato a ridimensionare l’importanza delle certezze e a dare valore ai dubbi e ai desideri, compresi i miei. Ha travolto la persona che sono, e ancora oggi influenza la ricercatrice/formatrice che cerco di essere. La mia esperienza si colloca nell’ambito dello studio antropologico delle esperienze e delle rappresentazioni sessuali ed è finalizzata a valorizzarne la complessità attraverso modalità comunicative accademiche e non solo. [continua...]

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Giovanni Nubile

Fare Antropologia. Etnografia di un monastero zen

Il racconto di un’etnografia presso un monastero zen. 

Da qualche ora sono arrivato in monastero: oggi inizia la parte etnografica del mio progetto di dottorato. Una monaca zen con sguardo interrogativo mi chiede chi io sia. Rispondo che sono un dottorando di antropologia, venuto per fare “ricerca di campo”. Sollecita e gentile, mi domanda in che cosa consista “praticamente” e se ho dei “bisogni particolari”. La schiettezza della domanda mi spiazza e m’invita ad una riflessione. Quali sono le attività concrete, registrabili dall’occhio di un osservatore esterno, in cui l’antropologo (o aspirante tale) si applica quotidianamente? [continua...]

Fare Ricerca. Rubrica sul fare ricerca nelle scienze.

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